“Il primo giorno della mia vita”: il dramma pop di Paolo Genovese tra surrealissimo e riflessioni

E’ uscito nelle sale italiane lo scorso 26 gennaio, ed è disponibile da pochi giorni su piattaforma Prime Video, il nuovo film di Paolo Genovese “Il primo giorno della mia vita” tratto dall’omonimo romanzo pubblicato da Einaudi.

Genovese, già nella sua ultima pellicola “Supereroi” aveva alzato decisamente l’asticella affrontando, con estrema delicatezza, tematiche più complesse come la morte e la malattia. Con “Il primo giorno della mia vita” il passaggio al melodramma è pienamente riuscito arrivando a confezionare una pellicola dal sapore agrodolce che accende i riflettori su un argomento purtroppo attualissimo come il suicidio.

Un cast d’eccezione, come quasi in ogni pellicola del regista romano, che funziona perfettamente: ritorna Valerio Mastrandrea, la cui performance in “The Place” è indimenticabile, Margherita Buy, Sara Serraiocco, Vittoria Puccini, il giovane Gabriele Cristini, Lino Guanciale, Giorgio Tirabassi e Tony Servillo.

“Il primo giorno della mia vita” è un film surreale, dove l’impossibile diventa possibile, senza mai però dare allo spettatore una sensazione di irrealtà che finisce per calarsi talmente tanto nel film da non storcere il naso dinanzi a situazioni impossibili come la possibilità di premere il tasto rewind.

Tutta la storia si svolge a Roma, in una capitale cosi lontana dall’immaginario collettivo da diventare se non fosse per alcune scene, quasi irriconoscibile in una sola notte. La Roma di Genovese è silenziosa, piovosa e plumbea e, in alcune scena, è una Roma americanizzata. Ricorda, infatti l’America, la colazione a base di caffè e uova e bacon che Servillo fa al bar, come ricorda l’America l’hotel fatiscente che lo stesso “gestisce”, un non luogo senza coordinate spazio-temporali proprio come il famoso bar in “The Place”. Ma non si tratta di un’americanizzazione senza senso poiché il libro è ambientato in America e il grande successo ottenuto dal regista con “Perfetti Sconosciuti” oltre oceano aveva fatto pensare ad una produzione internazionale saltata, poi, a causa della pandemia.

A dare avvio alla narrazione è l’incontro dei quattro protagonisti nella piovosa notte romana che, senza conoscersi prima, si ritrovano a viaggiare a bordo dell’auto guidata da Tony Servillo. In realtà, la poliziotta, l’ex atleta diventata paralitica, il motivatore e il ragazzino fenomeno (da baraccone) su youtube sono accumunati da una cosa: quella stessa notte si sono uccisi. Servillo è un personaggio misterioso, di poche parole che chiede solo una cosa: 7 giorni di tempo per far compiere ai protagonisti la loro scelta. Inizia così una narrazione divisa in capitoli in cui, ogni giorno, i protagonisti faranno determinate esperienze. Servillo, che potrebbe essere paragonato ad una figura angelica, è in ogni caso un mentore, un maestro che insegna attraverso l’esperienza diretta, senza dispensare consigli e senza inutili giri di parole ma lasciando i protagonisti, paradossalmente, vivere.

Nei famosi 7 giorni, i protagonisti, avranno modo di assistere a diversi momenti importanti: il proprio funerale, la visita alla propria tomba, i discorsi commossi degli amici ma, soprattutto, avranno modo di apprezzare le piccole cose come l’odore del caffè, dei cornetti caldi o delle patatine fritte. La felicità, in fondo, non esiste è una lampadina che, nel corso della vita, si accenderà e si spegnerà tantissime volte ma, la cosa che conta, quella che ci fa sentire vivi è il desiderio di essere ancora felici.

I 7 giorni di tempo fanno, inevitabilmente pensare, ad un riferimento biblico secondo cui, proprio in 7 giorni, Dio creò il mondo. Ne “Il primo giorno della mia vita”, invece, in 7 giorni, Genovese ricrea l’uomo attraverso un percorso catartico di riflessione mai banale e mai noioso e, quello che ne esce fuori, è un uomo nuovo pronto a tornare alla vita come fosse il primo giorno.

Il riferimento cinematografico che non può non tornare alla mente è il meraviglioso capolavoro di Frank Capra del 1946 “La vita è una cosa meravigliosa” dove George Bailey, nel momento del suicidio, incontra il suo angelo custode che gli mostra come sarebbe stata la vita se lui non fosse nato. L’inno alla vita che i due registi ne fanno è lo stesso ma cambiano i modi, i tempi e, soprattutto, “Il primo giorno della mia vita” è un dramma corale che si sofferma su più protagonisti mettendo in luce come anche i più giovani non sono immuni dall’infelicità. La storia del piccolo Daniele (Gabriele Cristini) è sicuramente quella più toccante che accende i riflettori sul suicidio giovanile di cui sentiamo troppo spesso parlare e, attraverso il quale, si analizza una fetta di società.

Il Genovese de “Il primo giorno della mia vita” ricorda quello del capolavoro “The Place” complice forse la presenza di Valerio Mastrandrea che in una scena del film, rivolgendosi a Servillo afferma: “Io sono proprio come te” ma nel mondo del cinema, ogni cosa è possibile, a noi di Parola di Medea viene da pensare come, in realtà, l’angelico e misterioso personaggio di Tony Servillo sia l’altro lato della medaglia del personaggio interpretato da Mastrandrea nella pellicola del 2017.

“Il primo giorno della mia vita” è un film che merita di essere visto, non solo per godersi a pieno l’atmosfera “mistery” che il regista riesce a creare ma, soprattutto, per capire l’importanza di quel sorriso agrodolce che tutti continueremo sempre a fare.

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