
E’ uscito in sala nel lontano novembre del 2012 il film “Un famiglia perfetta” di Paolo Genovese ma, ad oggi, risulta un film più che attuale da consigliare assolutamente in quest’atmosfera pre natalizia.
Genovese è un regista che, nella sua carriera, raggiunge livelli davvero molto alti (come ad esempio in “The Place” e“Perfetti Sconosciuti” che è attualmente il film italiano con più remake al mondo) per poi ripiegare, qualche volta, su film più spiccioli.
“Una famiglia perfetta” si presenta con un cast eccezionale: Sergio Castellitto, Marco Giallini, Claudia Gerini, Carolina Crescentini, Eugenio Franceschini, Francesca Neri, Paolo Calabresi e un giovanissimo Lorenzo Zurzolo. Un cast che siamo abituati a veder funzionare alla perfezione e che un pò inganna lo spettatore facendogli credere di ritrovarsi a guardare un classico film commedia sul Natale. Genovese, invece, è sorprendente e anche in questa narrazione rimane fedele ad una delle sue più grandi passioni: esplorare i sentimenti e il cuore dei suoi protagonisti. Il merito, però, è solo a meta poiché, si tratta di un remake della pellicola “Familia” del 2006 ripresa anche dall’americano “Natale in Affitto”.
A cosa si è disposti pur di ingannarsi di essere felici? Il regista cercherà di rispondere a questa domanda prendendo come campione Leone (Castellito) un uomo solo che assolda una compagnia di attori per la vigilia di Natale per fargli vestire i panni della famiglia che non ha ma che avrebbe tanto voluto. Diretti dall’esilarante capocomico Marco Giallini i personaggi si ritroveranno a mettere in scena un vero e proprio spettacolo per un solo spettatore/attore, ovvero Leone. La finizione della rappresentazione viene svelata quasi immediatamente quando il protagonista chiede che gli venga sostituito il figlio in quanto il bambino scelto porta gli occhiali, è sovrappeso e non gli somiglia minimamente.

In un dramma/commedia di pirandelliana memoria in cui gli attori vengono diretti sotto gli occhi dello spettatore dando spazio, talvolta, anche alla loro vera personalità, il mordente iniziale però si perde con lo scorrere dei minuti. Situazioni sempre più esilaranti che faranno sorridere lo spettatore potrebbero indurre alla noia, grazie anche alla durata del film di circa due ore.
Il tentativo di Genovese però resta valido non solo perché cerca di avvicinare il pubblico abituato ai cinepanettoni ad una narrazione più profonda, ma anche perché mette a nudo la solitudine dell’uomo contemporaneo costretto a fare i conti con i suoi rimpianti e i suoi fallimenti. Il lavoro di “scavo” non riguarda solo i sentimenti ma il regista spoglia anche il Natale, lo mette a nudo andando a mostrare con la sua macchina da presa cosa si nasconde dietro lucine, addobbi, e cene abbondanti: quello che ne esce è solo abitudine, consumismo e pacchi vuoti. Resta inteso, però, che non si tratta di una critica al Natale ma una critica al Natale capitalistico che, in realtà, non fa altro che portare a galla l’alienazione e la solitudine. Per il Natale vero, quello fatto di piccole cose, abbracci, tenerezze e confessioni ci sarà spazio negli ultimi minuti di film dove la riscoperta della festività cozza con l’amarezza della vita e la fine della finzione.
La sceneggiatura funziona alla perfezione ed è incorniciata dalla splendida fotografia che mostra una Todi illuminata dalla magia del Natale.
Un film da vedere per gli amanti del genere e per gli amanti di Paolo Genovese.
