Il film, presentato alla 79esima edizione di Venezia, racconta di una vicenda realmente accaduta nell’Italia degli anni sessanta. Un processo contro un intellettuale, Aldo Braibanti, che fu accusato del reato di plagio ai danni di un ragazzo appena maggiorenne.

Aldo Braibanti, interpretato dall’attore Luigi Lo Cascio, è uno studioso esperto della vita delle formiche e vive in una villa nel picentino, luogo che trasforma in un centro culturale in cui coinvolge i giovani nel teatro, nella lettura, etc. Egli conosce Ettore, fratello di un ragazzo che è un frequentatore assiduo della villa ma che si oppone spesso alla visione dell’intellettuale. Ettore, durante uno dei primi incontri, regala ad Aldo una formica rara e tra i due si instaura subito una relazione intellettuale molto intensa. Passa del tempo, finché il ragazzo, ostacolato dalla famiglia, lascia casa per seguire Braibanti a Roma. Sarà in questo momento, dopo un periodo di felicità, in cui i due avranno una relazione amorosa, che si stravolgerà la storia e si aprirà la seconda parte del film, infatti la famiglia di Ettore denuncia per plagio Aldo. All’epoca esisteva questo tipo di reato ma poi è stato cancellato dal codice penale. Si susseguiranno le testimonianze delle varie persone durante il processo contro di Aldo.
D’impatto nel film sarà la figura di Ennio, interpretato da Elio Germano, un giornalista dell’Unità che cerca di aiutare in tutti i modi l’intellettuale accusato ingiustamente, spronandolo a reagire alle accuse ingiuste. Durante un colloquio con Aldo in carcere pronuncerà questa frase:
“ Questo processo è davvero lo specchio del nostro Paese nell’aspetto più retrivo, più meschino, più criminale. È per quello che devi combattere!”

Il film non forza lo spettatore, probabilmente una scelta consapevole del regista che rende appositamente il racconto lineare e semplice per mantenerlo il più possibile vicino alla realtà. Braibanti ed Ettore sono infatti vittime di un sistema antico e bigotto.
Il racconto provoca una sensazione di malessere, costringe lo spettatore a fare i conti con sè stesso. Il pensiero che persiste, in chi guarda il film, è il continuo paragone con la società odierna, ci si chiede se ancora oggi i diritti vengano calpestati in questo modo, attraverso delle leggi e delle convenzioni sbagliate che pretendono di giudicare e colpevolizzare la vita degli altri in modo superficiale, demonizzando tutto ciò che per loro viene considerato diverso. Durante il film viene mostrata anche la testimonianza di Ettore, che dopo essere stato internato dai genitori in un centro, dove gli sono state inflitte varie sedute di elettroshock, dirà la verità sulla relazione con Aldo. Paradossalmente Ettore fa condannare Braibanti, anche se nega assolutamente qualsiasi tipo di violenza o di intenzione di “plagio”. La questione dell’empatia entra immediatamente in gioco, questo sentimento si fa strada grazie alla vicenda complessiva che è estremamente triste e ingiusta. Non viene però romanzato il carattere di Braibanti che resta per tutto il film distaccato e a tratti quasi antipatico, probabilmente perché egli possedeva questa personalità anche nella realtà. La letteratura e l’arte accompagneranno tutto il film attraverso citazioni, rimandi, etc, forse un messaggio implicito che vuole farci capire che la cultura può aiutare ad emanciparci, a decidere “quanta” libertà possiamo avere? Tutti possiamo essere vittime del pregiudizio ma esistono persone che si sono sempre battute per i nostri diritti, infatti nel film, viene mostrata la lotta di Graziella cugina del giornalista che protesta insieme ad altri contro questo processo ingiusto o lo stesso Ennio che lascia il lavoro perché vogliono censurare il suo articolo all’Unità.
Nella prima parte c’è una metafora bellissima in rifermento alle formiche, infatti in una scena Ettore dice ad Aldo come sia sorprendente il fatto che le formiche possiedano anche uno “stomaco sociale”, predisposto ad aiutare prima la collettività. Ogni uomo infatti deve combattere per l’altro. Difendere non solo i propri diritti ma quelli di tutti affinché nessuno venga più discriminato e incolpato ingiustamente.
Braibanti fu condannato a 12 anni ma ne sconterà due per meriti partigiani.
Sarebbe stato interessante approfondire degli aspetti riguardanti il carattere dei personaggi ma sembra che il regista attui questa scelta volutamente. Forse si vuole descrivere semplicemente qualcosa che è accaduto e che non richiede ulteriori giudizi. Non è vero che la posizione da prendere oggi, a distanza di tempo, risulti già ovvia?

