
Alessandro Borghi e Jasmine Trinca sono i supereroi contemporanei di Paolo Genovese. La pellicola omonima, uscita nelle sale italiane a dicembre e ora disponibile su Prime Video, è una trasposizione cinematografica del romanzo, scritto dallo stesso Genovese e recante lo stesso titolo, pubblicato da Einaudi nel 2020.
Genovese, la cui fama si è consacrata dopo il grande successo di “Perfetti Sconosciuti” (film italiano con il maggior numero di remake al mondo) e dopo il brillante “The Place” ,con “Supereroi” recupera il tema dell’amore e, se con “Perfetti Sconosciuti” aveva distrutto la coppia sondando il terreno della bugia, della menzogna e del tradimento, con “Supereroi” incita gli spettatori ad amarsi perché, al contrario di ciò che pensiamo, il tempo esiste, non è eterno e, spesso, non è sufficiente per rimediare agli errori.
Marco e Anna sono i protagonisti del film e la loro storia si svolge in circa vent’anni tra alti e bassi. Marco è un insegnante di fisica che crede di avere il mondo e il tempo sotto controllo, Anna è una fumettista, creativa, libera e ribelle che fatica ad impegnarsi. Eppure, tra litigi, incomprensioni e scappatelle il loro è un amore stabile che lotta contro il tempo. Genovese sa che “per amarsi tutta la vita servono davvero i superpoteri.” Siamo abituati a supereroi del calibro di Spiderman, Battaman, Iron Man, ecc… eppure i veri supereroi sono altri: sono gli uomini e le donne comuni che combattono, giorno dopo giorno, per ciò che credono. La missione di Marco ed Anna è, semplicemente, rimanere uniti nel mare in tempesta della vita.
L’idea del regista è buona ma viene compromessa da un’inspiegabile scelta narrativa, seguita sia nel romanzo che nel film, di frammentare la narrazione tra passato e presente mixandola al punto tale da disorientare lo spettatore e rendere complesso la ricostruzione lineare della trama. C’è da dire, però, che questa scelta diventa un tratto distintivo del film e che lo svincola da possibili paragoni con altre pellicole che potrebbero essere definite affini come, ad esempio, “Allacciate le cinture”.
La fotografia è ben studiata mentre la sceneggiatura, su cui Paolo Genovese aveva cucito il successo di “Perfetti Sconosciuti” e “The Place” a tratti vacilla diventando troppo impostata e poco reale ma, da ogni frame della pellicola, emerge quanto Genovese sia più scrittore che registra e di quanto le sue idee, poi, si adattino perfettamente al cinema.
Il cast, oltre la presenza di Borghi-Trinca, poggia su un altro cavallo vincente ovvero Vinicio Marchioni. C’è da dire, però, che nessuno dei tre attori risulta essere al pieno delle proprie capacità (un Alessandro Borghi troppo simile ad un Clark Kent che subisce passivamente le scelte del mondo e una Jasmine Trinca che non riesce a rendere comprensibile alcune scelte del suo personaggio, a tratti troppo simile a quello interpretato ne “La Dea Fortuna”). Solo Elena Sofia Ricci, che interpreta la madre di Anna, in pochi minuti sullo schermo, riesce a completare un quadro che faticava a delinearsi.
Simpatica l’inquadratura in barca di Jasmine Trinca che, immediatamente, ricorda quella in “E’ stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino con Luisa Rainieri, entrambe portatrici di una femminilità prepotente ed esplosiva sebbene in maniera differente.
“Supereroi”, comunque, resta un film godibile, con un finale scontato ma non per questo meno emozionante (complice la voce di Ultimo che con il brano “Supereroi” accompagna le scene finali). L’unica scelta simpatica e innovativa resta però il paragone con i supereroi.

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