“Genarazione 56k” la serie amarcord per giovani nostalgici

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“Generazione 56K” è la comedy made in Italy rilasciata da Netflix e firmata da Francesco Ebbasta, storico scrittore dei The Jackal, disponibile dal 1 luglio.

La bottiglia dei segreti/ricordi, che quasi funge da totem nel bar di Ciro sull’isola di Procida, funge da capsula temporale e nasce con l’idea di collegare le generazioni future con quelle passate oppure, semplicemente, far scoprire ai protagonisti dettagli sfuggiti.

Quelli della “Generazione 56k” sono tutti quei giovani nati negli anni 90′ che da walkman, videocassette e schede telefoniche, si sono ritrovati catapultati in un mondo iperconnesso e super tecnologico, passando dal lentissimo modem a 56k al 5g. Con la “velocità” sono cambiate anche le relazioni con possibilità maggiore di incontri e rapidissimi scambi di like e con la possibilità di passare subito al prossimo incontro qualora il precedente non sia stato soddisfacente.

Protagonisti sono Daniel, Luca e Sandro (Angelo Spagnoletti, Gianluca Fru e Fabio Balsamo) la cui amicizia parte dal lontano 1998 e continua fino ad oggi. La controparte femminile, invece, vedrà la bella e dolce Cristina Cappelli nei panni di Matilda e la sua amicizia con Ines ( Claudia Tranchese).

La narrazione alterna passato e presente: il passato si svolge prevalentemente sull’isola protetta dell’infanzia(Procida) al di fuori della quale sono proiettati sogni e aspirazioni. Napoli, invece, è la città in cui il trio si trasferirà da adulti e verrà rappresentata abilmente con il dualismo che la contraddistingue: metropoli moderna in cui si sviluppano App ma sempre fedele a se stessa, con i suoi vicoli e il lungomare dove ancora si consumano birra e taralli come un tempo. Passato e presente si alternano rapidamente ma in maniera armonica e sempre grazie ad un elemento comune che sia un viaggio, uno specchio, o un oggetto.

Si scoprirà, che nonostante i rapidi cambiamenti, le costanti della vita “Amore” e “Amicizia” restano invariati mettendo a nudo solo le fragilità e le insicurezze che la modernità ci impone.

Un racconto dolcissimo, con fotografie ben riuscite che hanno il profumo di un racconto francese, arricchito dalla comicità napoletana: moderna quella dei The Jackal e classica quella di Spagnoletti che, se nell’aspetto ricorda lontanamente Luca Marinalli, per strappare un sorriso guarda a Massimo Troisi.

Un racconto che ha il sapore dell’infanzia lontana, grazie anche alla mitica “Come mai” degli 883, ai succhi di frutta presi al bar nei caldi pomeriggi d’estate e agli ormai preistorici floppy disk.

Una serie ben fatta e ben strutturata, di cui inevitabilmente ci attendiamo un sequel, che senza grandi velleità ci tiene compagnia e ci strappa sorrisi.

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