“V per Vendetta”: l’idea oltre l’uomo

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Sotto questa maschera non c’è solo carne, sotto questa maschera c’è un’idea Creedy, e le idee sono a prova di proiettile.

A distanza di 16 anni dall’uscita in sala, “V per Vendetta” di James McTeigue risulta essere uno dei film di maggior impatto psicologico (ma anche sensoriale) degli ultimi vent’anni. Il personaggio iconico e misterioso di V nasce nel 1982 da un’idea di Alan Moore e diventa il più importante romanzo a fumetti angloamericano di tutti i tempi.

La vicenda è ambientata in una Londra distopica in cui vige un regime totalitario filofascista eletto dal popolo come garante e fautore di giustizia e sicurezza. Il rimando immediato, e inevitabile, è al “1984” di Orwell: dai “pacificatori” ai “castigatori”, dal coprifuoco alle zone di quarantena che limitano la libertà del popolo nel nome della pace.

La storia si rivela a poco a poco ed è la storia che partorisce V, un uomo che non è più un uomo, un uomo deumanizzato dalla Storia e dal potere, di cui lo spettatore riesce solo ad intravedere, fugacemente, le mani. La maschera iconica di Guy Fawkes, cospiratore inglese che cercò di far esplodere il Parlamento la notte del 5 novembre del 1605, sarà il suo volto; volto che non svelerà nemmeno all’amata Evey Hammond (Natalie Portman). V, interpretato da Hugo Weaving, quindi, più che un uomo, è un’ idea, un’idea che non conosce epoche e, anche per questo, il volto di V non viene mai svelato, proprio a significare, come dice la stessa Evey in chiusura:

“Era Edmond Dantès. Ed era mio padre. E mia madre, mio fratello, un mio amico, era lei, ero io, era tutti noi.” 

L’intero film, oltre ad un perfetto esempio di retorica, è pieno di rimandi e citazioni colte più o meno visibili che passano da l’ Ouverture 1812 di Pëtr Il’ič Čajkovskij alla Quinta Sinfonia di Beethoven.  Continui rimandi riguardano anche il mondo letterario: V si rivolgerà ad Evey con celebri versi shakespeariani, come continuo è il rimando alla storia del Conte di Montecristo di Alexandre Dumas di cui, nel film, vediamo qualche frame della trasposizione omonima di  Robert Vernay del 1943. Il protagonista di Dumas e V sono accumunati dallo stesso desiderio di vendetta e giustizia ma non di riscatto sociale. V, inoltre, ricorda un altro eroe romantico della lettura francese: il celebre “Fantasma dell’opera” al quale si collega non solo per la maschera e il mantello ma anche per i modi cavallereschi, il gusto classico dell’arredamento e un parallelismo sui loro rifugi segreti.

Anche il nome V non è per niente casuale: oltre l’immediato riferimento alla parola V-endetta, la lettera V trova il suo corrispettivo nel numero romano 5, giorno della congiura delle polveri ma anche numero della cella di detenzione di V all’interno dei campi di tortura.

L’idea di V è quella di restituire al popolo la libertà ma, soprattutto la speranza, di cui è stato privato. V diventerà mentore di Evey e, attraverso un rigido percorso maiutico, l’aiuterà a liberarsi della paura perché è proprio con la paura dei popoli che si ottengono i consensi dei potenti e senza paura si è completamente liberi. Con la fine di V, emblema di un intero periodo storico, si va incontro ad una nuova era dove ad essere totalitario è solo l’amore.

“V per Vendetta”, nonostante le numerose scene cupe e di fervida azione( nelle quali non è difficile notare l’omaggio a “Matrix”), resta uno dei prodotto cinematografici più romantici in assoluto che, un pò come “Il Corvo” di Alex Proyas al quale la pellicola è vicina per il profondo sentimento di vendetta, rimanda ad un concetto di amore che vada oltre ogni cosa: Evey si innamora di V senza nemmeno vedere un centimetro del suo volto e il rispetto che nutre per lui è così forte che nemmeno alla fine oserà toglierli la maschera.

L’idea, poi, di questo eroe mascherato che è al contempo antieroe è alla base della più recente cinematografia: basti pensare al “Joker” di Todd Phillips e alla scena finale in cui tutti indosseranno la maschera in segno di rivolta ma anche alla celebre “Casa di Carta” la cui maschera di Dalì diventa simbolo di rivolta popolare.

“V per Vendetta”, dunque, rimane un cult per gli amanti della settima arte e rivederlo in un periodo storico come questo, dove abbiamo imparato a convivere con la parola “coprifuoco”, “quarantena” e “autocertificazioni” per amore della nostra salute, ci regala sicuramente un plastico ghigno come quello che compare sulla maschera di V.

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