
È da poco trascorso il 27 settembre, data simbolica scelta per celebrale la giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Si tratta di una tematica calda a cui “Parola di Medea” vuole dedicare un po’ di spazio attraverso il terreno che più le è più congeniale.
Vi parlo di “Migranti”, antologia di quattro racconti inediti, edito da “La Bottega delle Parole” e disponibile dal giorno 27. Il progetto nasce dalla voglia di raccontare una tematica, spesso trita e ritrita come quella dell’immigrazione, in maniera nuova e mai stereotipata. I racconti, firmati rispettivamente da Francesco Amoruso, Alfredo Carosella, Alessandro Ridosso e Vincenzo Scaglione, saranno uniti dal filo rosso del tema che verrà, però, affrontato da ciascuno in maniera diversa, parlando di immigrazione anche in maniera non strettamente letterale. Se ci riflettiamo, in fondo, siamo tutti migranti, in perenne movimento verso luoghi e mondi nuovi che siano fisici o puramente mentali. Il viaggio, lo spostamento e la scoperta sono insiti nella natura umana e, quindi, già per questo insindacabili ma quando si “migra” per sopravvivere e per sognare una vita migliore, allora “migrare” diventa anche un dovere.
Dei quattro racconti che danno corpo a “Migranti” vogliamo presentarvi quello del giornalista e scrittore Vincenzo Scaglione: “Dieci Giorni”. “Dieci Giorni”, come lo stesso autore ha raccontato alla nostra penna, nasce da un’esperienza diretta fatta in svariati centri di accoglienza sul territorio napoletano. Un’esperienza unica e toccante che non si poteva non raccontare, seppur con qualche licenza poetica. La vicenda, che vede come protagonista il diciassettenne Assan Manneh, racconta il travagliato viaggio del giovane dall’Africa alle coste italiane di Lampedusa attraverso i simbolici “dieci giorni”. Lampedusa è il paradiso al quale non si sa se avremo mai accesso.
Ci raccontano che l’inferno sia uno dei posti a cui arrivare alla fine del viaggio. Io non lo credo affatto. L’inferno è quello che viviamo durante il viaggio.
La narrazione, complice anche la scelta ben studiata della forma diaristica, che a tratti rasenta il flusso di coscienza, è fluida e scorrevole al punto tale da rendere inevitabile l’identificazione col giovane protagonista. Empatia è la parola che regna sovrana. Lo stile si evolve, come un climax ascendente, insieme alle vicende di cui raccoglie la traccia. La forma diaristica, inoltre, conferisce un alone di memoriale degno di essere salvato e raccontato.
Una lettura consigliatissima per chiunque abbia voglia di compiere un piccolo viaggio nel mondo e dentro sé stessi.
