“Martin Eden”: dal romanzo di London alla pellicola di Marcello. Una storia universale.

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di Tatiana Carrabs e Chiara Imbimbo

“Martin Eden” del regista Pietro Marcello è, senza ombra di dubbio, uno dei migliori film del 2019: premiato con un Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia, reduce da un David di Donatello per la miglior sceneggiatura non originale curata dal regista e da Maurizio Braucci, ha incassato al Box Office italiano 1,8 milioni di euro

La pellicola è un libero e buon adattamento dell’omonimo romanzo di Jack London.

La storia ruota intorno a un marinaio, Martin Eden, che dopo aver salvato da una rissa il giovane borghese Arthur, viene presentato alla sua famiglia in segno di riconoscenza. Martin che fino a quel momento ha girato il mondo e vissuto intensamente, viene introdotto in un microcosmo borghese a lui del tutto sconosciuto.Lì si innamora di Ruth(Elena nel film), sorella di Arthur ed emblema di ragazza borghese. Per amor di lei Martin si dà allo studio, impara a  scrivere e cerca di fare di tutto per entrare in quella società, per essere come lei, per parlare come lei ed essere degno di lei. Con uno studio assiduo, e mosso da grande passione, Martin decide di voler diventare uno scrittore. Ruth non lo appoggia  poiché  non crede che egli con la sua poca istruzione possa essere preso in considerazione dagli editori e dal mondo letterario. Martin  le chiede solo tempo e fiducia. Le cose si complicano ulteriormente quando il giovane inizia ad appoggiare alcune idee socialiste ovviamente in contrapposizione a quelle della famiglia di Ruth. La rottura è inevitabile. Ma il destino è sempre puntuale e,dopo anni, di povertà e fallimenti accumulati, Martin ottiene la sua prima pubblicazione procedendo a gonfie vele verso il successo. Ruth, sconvolta e al contempo sorpresa,  ritorna da lui ma egli  la respinge spiegandole che non poteva accettare chi non aveva creduto in lui.

Questa è la storia di Martin Eden. La storia di tutti noi: la storia di chi ha un sogno e lotta per realizzarlo. E’ la storia di Jack London che fatica per affermarsi come scrittore, è la storia del regista Pietro Marcello che ha faticato per conquistarsi uno spazio sul grande schermo e che, coraggiosamente, ha deciso di rispolverare questa storia universale, di trasporla in un’ambientazione diversa. Marcello, infatti, trapianta Martin a Napoli, città marittima, viva e colorata da vite e storie degne di essere narrate e che non possono sfuggire allo sguardo del giovane scrittore del reale.

Martin Eden è, in primis un romanzo di formazione, (cosa a cui il film è fedele): Martin, alla fine del romanzo, così come alla fine del film, sarà un uomo diverso. La sua crescita sarà graduale e profonda: la cultura, la conoscenza gli apriranno gli occhi sul mondo, mentre tutti gli altri continueranno a farsi ingannare da falsi sogni e speranze. Il mondo, quindi, resta un posto cieco e malato che  si nutre di apparenze, cercando spesso di chiudere gli occhi dinanzi alla realtà ma Martin, ormai, vede benissimo. A tale proposito bellissimo il finale di Martin che osserva il mare: un uomo che proviene da lì e che non ha paura di tornarci.

Un film ben studiato è costruito in ogni dettaglio, dai dialoghi alla fotografia. Con il regista che non lascia mai da solo Martin e lo segue con la macchina da presa ad ogni passo: ci fa guardare il mondo con i suo occhi (anche se non ci sono soggettive), ci porta dentro di lui con dei brevissimi flashback del passato, e ci porta nella sua mente e nei racconti che scrive con abilissimi giochi di montaggio. Vedremo, infatti, brevi filmati storici del passato di un’Italia prossima al secondo conflitto mondiale, che faranno capire allo spettatore cosa Martin in quel momento sta scrivendo. Un film che basa tutta la sua potenza evocativa sulle immagini e per questo, Marcello, non poteva scegliere attore più giusto di Luca Marinelli che, con la sua fisicità e il suo sguardo vivido, presterà corpo e anima al giovane Martin.

Un film delicato e crudo al contempo che sembra sussurrarci costantemente, proprio come le onde del mare, quello che già sappiamo ma che troppo spesso dimentichiamo: il mondo non si cambia da un giorno all’altro ma i sognatori hanno il diritto e il dovere di provarci.

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